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	<title>Commenti a: Autunno, una panchina nel parco</title>
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	<description>Blog letterario di Mirka Naldi</description>
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		<title>Di: lottavanana</title>
		<link>http://www.lottavanana.net/2009/11/09/autunno-una-panchina-nel-parco/comment-page-1/#comment-1195</link>
		<dc:creator>lottavanana</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 07:44:35 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Francesco.. Hai saputo fare un&#039;ottima analisi e direi che hai centrato in pieno il significato della poesia.</description>
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		<title>Di: Francesco</title>
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		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 17:44:41 +0000</pubDate>
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		<description>Questa è la tua poesia che maggiormente mi ha lasciato qualcosa subito, anche d&#039;istinto! Di altre mi han magari colpito alcuni singoli versi; o la chiusa; o una particolare immagine. Ma nessuna come questa, nella sua totalità, nella sua struttura semantica, così piena, così definita e in qualche modo inesorabile, necessaria nel suo svolgersi e nel suo messaggio.
Le tre strofe iniziali, ognuna dedicata a un&#039;immagine metaforica, preparano l&#039;avvento del cuore dei versi: la metafora della panchina nel parco. Amo la sua centralità, il suo svolgersi semplice e sentenzioso, sentenzioso ma, proprio nella sua semplicità e nella sua generosità, assolutamente non cattedratico né pedante. E&#039; come se tu, svolgendo il filo dei tuoi pensieri e della tua interiorità, volessi dare un messaggio prima di tutto a te stessa, poi, di riflesso, agli altri, ai quali con i tuoi versi doni il frutto della tua emotività. Ed è come se, all&#039;inizio, tu già fossi seduta su quella panchina, o vorresti esserlo: a guardare le foglie posarsi sul tuo cuore, anzi meglio, a farle posare su di esso aprendone le porte e quasi chiamandole, invocandone il tenue arrivo; ad aspettare il sole col volto rigato di lacrime; e anche ad attendere l&#039;onda, l&#039;onda che arriva insieme sulla riva come sulla panchina, forse la riva e il parco hanno molto in comune, la tua immobilità per esempio. Il concetto dell&#039;attesa eternamente ritorna in tutta la tua poesia. Tu aspetti l&#039;emozione delle foglie, quella dell&#039;onda, il calore del sole che torna a sorgere sul tuo animo. E hai capito che perché tutto ciò avvenga bisogna fermarsi, bisogna sedersi anche sotto le intemperie, rinunciando a tepori e certezze e affrontandole con la serenità immobile, ma potentemente viva e dinamica, della speranza, e del cambiamento.
Questa è la mia interpretazione, ma ogni lettore ha una sua chiave con cui apre gli scrigni socchiusi dagli altri...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la tua poesia che maggiormente mi ha lasciato qualcosa subito, anche d&#8217;istinto! Di altre mi han magari colpito alcuni singoli versi; o la chiusa; o una particolare immagine. Ma nessuna come questa, nella sua totalità, nella sua struttura semantica, così piena, così definita e in qualche modo inesorabile, necessaria nel suo svolgersi e nel suo messaggio.<br />
Le tre strofe iniziali, ognuna dedicata a un&#8217;immagine metaforica, preparano l&#8217;avvento del cuore dei versi: la metafora della panchina nel parco. Amo la sua centralità, il suo svolgersi semplice e sentenzioso, sentenzioso ma, proprio nella sua semplicità e nella sua generosità, assolutamente non cattedratico né pedante. E&#8217; come se tu, svolgendo il filo dei tuoi pensieri e della tua interiorità, volessi dare un messaggio prima di tutto a te stessa, poi, di riflesso, agli altri, ai quali con i tuoi versi doni il frutto della tua emotività. Ed è come se, all&#8217;inizio, tu già fossi seduta su quella panchina, o vorresti esserlo: a guardare le foglie posarsi sul tuo cuore, anzi meglio, a farle posare su di esso aprendone le porte e quasi chiamandole, invocandone il tenue arrivo; ad aspettare il sole col volto rigato di lacrime; e anche ad attendere l&#8217;onda, l&#8217;onda che arriva insieme sulla riva come sulla panchina, forse la riva e il parco hanno molto in comune, la tua immobilità per esempio. Il concetto dell&#8217;attesa eternamente ritorna in tutta la tua poesia. Tu aspetti l&#8217;emozione delle foglie, quella dell&#8217;onda, il calore del sole che torna a sorgere sul tuo animo. E hai capito che perché tutto ciò avvenga bisogna fermarsi, bisogna sedersi anche sotto le intemperie, rinunciando a tepori e certezze e affrontandole con la serenità immobile, ma potentemente viva e dinamica, della speranza, e del cambiamento.<br />
Questa è la mia interpretazione, ma ogni lettore ha una sua chiave con cui apre gli scrigni socchiusi dagli altri&#8230;</p>
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