Autunno, una panchina nel parco

Come foglie mosse dal vento
le parole si posano sul cuore
di chi è pronto ad ascoltarle.

Come onde agitate dal mare
le emozioni travolgono
chi immobile le attende a riva.

Come pioggia di fine estate
le lacrime rigano il volto
di chi col naso all’insù attende
che torni a sorgere il sole.

L’autunno è la panchina nel parco
dove si siede chi ha il coraggio
di lasciarsi alle spalle
il calore certo dell’estate,
è il sostegno per chi ha la forza
di affrontare la pioggia e il freddo
senza il timore di intorpidirsi.

È per chi si sa sedere senza
aver fretta di rialzarsi e lì
resta nell’attesa che un nuovo sole
torni a splendere alto nel cielo,
pronto a riscaldare giornate di
rinnovata vita e felicità.

2 Commenti

  1. Questa è la tua poesia che maggiormente mi ha lasciato qualcosa subito, anche d’istinto! Di altre mi han magari colpito alcuni singoli versi; o la chiusa; o una particolare immagine. Ma nessuna come questa, nella sua totalità, nella sua struttura semantica, così piena, così definita e in qualche modo inesorabile, necessaria nel suo svolgersi e nel suo messaggio.
    Le tre strofe iniziali, ognuna dedicata a un’immagine metaforica, preparano l’avvento del cuore dei versi: la metafora della panchina nel parco. Amo la sua centralità, il suo svolgersi semplice e sentenzioso, sentenzioso ma, proprio nella sua semplicità e nella sua generosità, assolutamente non cattedratico né pedante. E’ come se tu, svolgendo il filo dei tuoi pensieri e della tua interiorità, volessi dare un messaggio prima di tutto a te stessa, poi, di riflesso, agli altri, ai quali con i tuoi versi doni il frutto della tua emotività. Ed è come se, all’inizio, tu già fossi seduta su quella panchina, o vorresti esserlo: a guardare le foglie posarsi sul tuo cuore, anzi meglio, a farle posare su di esso aprendone le porte e quasi chiamandole, invocandone il tenue arrivo; ad aspettare il sole col volto rigato di lacrime; e anche ad attendere l’onda, l’onda che arriva insieme sulla riva come sulla panchina, forse la riva e il parco hanno molto in comune, la tua immobilità per esempio. Il concetto dell’attesa eternamente ritorna in tutta la tua poesia. Tu aspetti l’emozione delle foglie, quella dell’onda, il calore del sole che torna a sorgere sul tuo animo. E hai capito che perché tutto ciò avvenga bisogna fermarsi, bisogna sedersi anche sotto le intemperie, rinunciando a tepori e certezze e affrontandole con la serenità immobile, ma potentemente viva e dinamica, della speranza, e del cambiamento.
    Questa è la mia interpretazione, ma ogni lettore ha una sua chiave con cui apre gli scrigni socchiusi dagli altri…

    Francesco - 14 dicembre 2009 alle 19:44
  2. Grazie Francesco.. Hai saputo fare un’ottima analisi e direi che hai centrato in pieno il significato della poesia.

    lottavanana - 28 dicembre 2009 alle 09:44

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