Carta e penna
Pagine bianche attendono un’abile matita che,
senza che me ne accorga,
disegnerà dolci verità nascoste.
Due di cuori
Come se,
quando stiamo insieme,
fossimo noi;
come se,
quando siamo divisi,
fossimo io e te.
Naufragio
Ci siamo imbattuti
in un’enorme tempesta.
Teniamoci saldi
a questi pochi relitti,
non lasciare mai
la mia mano,
tutto finirà presto.
La burrasca è
la nostra paura,
noi la temiamo,
noi la odiamo,
ma solo passando
da qui arriveremo
all’isola felice.
Mare
Sto guardando l’immensità
di questo mare
che si agita
in una psichedelica danza.
Corrono come destrieri alati
i miei pensieri
in mezzo a queste
onde guerriere.
Dolce solitudine
prenditi il mio tempo
e lasciami
gridare forte il suo nome.
Quando tutto ebbe inizio
Ho sempre amato scrivere, anche solo per il gusto di veder scorrere la penna su un foglio qualsiasi.
Ho sempre creduto di essere più brava con le parole scritte che a voce. Non sono mai state un surrogato, nè un sostituto, semplicemente mi facevano esprimere meglio.
Potevo rifletterci quanto volevo, potevo “parlare” senza interruzioni, non correvo il rischio di rimanere senza parole.
Ho scritto tanto di me e di tutto il resto, fino a quando mi son fermata.
Bloccata in una stazione sconosciuta, in attesa di un treno che non riuscivo a scorgere.
Forse volevo solo sperare che bastasse scrivere quattro parole al vento per far sì che le cose assumessero un colore diverso.
A volte il mondo è di tinte color pastello, a volte dipinto di colori vivaci.
E’ comunque un modo come un altro per vedere le cose.
Scriverle significa imprimerle,
poterle rileggere col senno di poi,
rifletterci sopra.
Scriverle vuol dire anche permettere a qualcuno di condividerle con noi.
Permettere alle nostre parole di dar voce al proprio cuore, e a volte anche a quello degli altri.






