Quando tutto ebbe inizio

Ho sempre amato scrivere, anche solo per il gusto di veder scorrere la penna su un foglio qualsiasi.
Ho sempre creduto di essere più brava con le parole scritte che a voce. Non sono mai state un surrogato, nè un sostituto, semplicemente mi facevano esprimere meglio.
Potevo rifletterci quanto volevo, potevo “parlare” senza interruzioni, non correvo il rischio di rimanere senza parole.

Ho scritto tanto di me e di tutto il resto, fino a quando mi son fermata.
Bloccata in una stazione sconosciuta, in attesa di un treno che non riuscivo a scorgere.

Forse volevo solo sperare che bastasse scrivere quattro parole al vento per far sì che le cose assumessero un colore diverso.
A volte il mondo è di tinte color pastello, a volte dipinto di colori vivaci.
E’ comunque un modo come un altro per vedere le cose.

Scriverle significa imprimerle,
poterle rileggere col senno di poi,
rifletterci sopra.
Scriverle vuol dire anche permettere a qualcuno di condividerle con noi.

Permettere alle nostre parole di dar voce al proprio cuore, e a volte anche a quello degli altri.

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